Supply chain flessibile e resiliente, fattore determinante per il successo duraturo delle aziende

COS’E’ LA SUPPLY CHAIN

Fin dalla prima rivoluzione industriale, i sistemi produttivi hanno col tempo guadagnato una sempre più costante complessità, favorita dall’innovazione tecnologica e dalla scoperta di nuove fonti energetiche più convenienti. Al giorno d’oggi, più di un secolo dopo il suddetto evento, sarebbe limitante vedere il mondo industriale come un mero fenomeno di ingresso di materie prime da trasformare poi in un bene commercializzabile. Dietro tutto questo vi è una fitta rete di comunicazione tra aziende, fornitori, distributori, che scambiano tra loro beni fisici e informazioni in scala globale. Il tutto è riassumibile in un’espressione: la supply chain.

Per supply chain (detta anche “catena di approvvigionamento”) si intende il processo che permette di commercializzare un prodotto finito (o un servizio), procurandosi anticipatamente le materie prime, effettuando processi di lavorazione in azienda e ottenendo conseguentemente beni finali.

Si tratta pertanto di un processo complesso che coinvolge più attori: fornitori, addetti interni alla produzione, operatori logistici per la distribuzione del prodotto finito, clienti.

Partendo da queste assunzioni, è possibile classificare la supply chain in tre grandi fasi:

-approvvigionamento: la fase in cui l’azienda deve procurarsi le materie prime dai fornitori;

-produzione: fondamentale per la trasformazione delle materie prime in prodotti finiti, ottenendo così un valore aggiunto;

-distribuzione: consente al cliente di ottenere il prodotto finito e all’azienda di trarre un profitto.

LA SUPPLY CHAIN NELLE AZIENDE LEADER DI SETTORE

Con l’avvento della globalizzazione e con le numerose crisi che il mondo industriale ha dovuto affrontare (la più recente quella relativa al Covid-19), le aziende sono andate incontro a numerose sfide, necessariamente da dover superare per mantenersi solide e competitive nel settore di mercato in cui operano. E per far sì che ciò accadesse, l’ambito in cui esse hanno dovuto apporre consistenti modifiche, in ogni periodo storico, è stato proprio quello della supply chain.

Solo infatti modificando, ottimizzando e innovando tempestivamente l’ossatura alla base della propria rete di approvvigionamento, un’azienda al giorno d’oggi può superare le crisi che inaspettatamente si materializzano sul suo percorso, rimanendo operativa sul mercato.

In quest’ambito è anche importante ricordare che molte multinazionali, spesso leader del settore, sono nate come imprese familiari e solo col passare del tempo si sono sviluppate fino a diventare dei colossi economici (ad esempio la FIAT, diventata poi parte di CNH INDUSTRIAL). Ed ecco che quindi entra in gioco un altro fattore fondamentale che, sinergicamente alla supply chain, è determinante per un’impresa al fine di superare le criticità: il “knowledge management”. Esso consiste nel tramandare le conoscenze tecniche e manageriali acquisite negli anni e, partendo da esse, evolversi. Questa tendenza al trasmettere e ad, appunto, gestire le conoscenze è un fondamento alla base della cultura industriale di molti paesi, tra cui l’Italia.

Dall’unione di questi due concetti possiamo dunque dedurre che il “knowledge management”, applicato alla supply chain, è ciò ha permesso a molte aziende di sopravvivere alle difficoltà, senza farsi inghiottire dal mercato.

Di conseguenza, la supply chain ideale deve presentare determinate caratteristiche di flessibilità, resilienza e continua innovazione, fondamentali a tale scopo, ma non solo.

LA SUPPLY CHAIN NELLE AZIENDE INNOVATIVE

Questo background culturale in ambito industriale funge anche da “fertilizzante” per il terreno dove, in questi ultimi anni, stanno fiorendo le nuove aziende innovative.

Ma prima di comprendere il motivo per cui la cultura industriale è importante anche per questa nuova filiera industriale, è importante capire cosa si intende per “aziende innovative”.

Quando si usa questo termine, ci si riferisce in particolare a quelle imprese operanti in vari ambiti dell’Innovation, come ad esempio la Green Economy, che partendo in alcuni casi da dinamiche di start-up col tempo si evolvono in attività industriali di grande spessore.

Ne è un esempio lampante la Novamont, ad oggi leader mondiale per quanto riguarda l’economia circolare grazie al brevetto ottenuto sul Mater-Bi, bioplastica composta da acqua ed amido di mais con la particolare caratteristica di rilasciare sostanze nutritive dopo la sua degradazione.

Essendo dunque una tipologia di imprese che, investendo ingenti capitali in ricerca e sviluppo, introducono sul mercato prodotti all’avanguardia e innovativi, allo stesso tempo saranno sottoposte a un rischio aggiuntivo, oltre a quello di possibili crisi economiche: la forte fluttuazione della domanda relativa ai beni da loro prodotti. Producendo e commercializzando, per l’appunto, beni innovativi non si ha la certezza che essi possano essere assorbiti dal mercato in modo appropriato.

Sono, dunque, sì necessarie analisi di mercato preliminari volte ad avere perlomeno una stima di quali possano essere gli effetti conseguenti alla produzione e alla vendita di un certo manufatto innovativo, ma alla base è fondamentale che tali aziende abbiano anch’esse una supply chain che, qualora ce ne fosse bisogno, possa rispondere prontamente a cali di domanda e che possa adattarsi alle esigenze di mercato, anche a costo di cambiare il mix produttivo in maniera sostanziale. Una supply chain che sia quindi flessibile.

UN PUNTO DI INCONTRO TRA STORIA E INNOVAZIONE

Ed ecco quindi spiegato il motivo per cui la cultura industriale, tanto cara alle aziende che operano nel settore da generazioni, possa essere un punto di partenza per le aziende innovative: perché questa cultura, questo modo di pensare al come reagire alle avversità delle diverse epoche storiche vede come protagonista principale la supply chain. Una catena di approvvigionamento che per entrambe le tipologie di azienda deve avere determinate caratteristiche di flessibilità, resilienza, tendenza all’innovazione, adattabilità. Una supply chain che, con queste peculiarità, funge da raccordo tra questi due ecosistemi industriali apparentemente diversi, ma che in realtà si fondano sugli stessi principi organizzativi.

D’altronde non c’è da stupirsi di quanto appena affermato: con l’avvento della globalizzazione, l’ampliamento dei mercati, la creazione degli e-commerce e la digitalizzazione, fenomeni che hanno come conseguenza principale una rapida e costante fluttuazione della domanda in molteplici mercati, le imprese per sopravvivere e per rimanere in competizione dovranno avere la flessibilità come caratteristica principale.

Dunque, una supply chain flessibile è ciò di cui oggi tutte le imprese, indipendentemente dalla tipologia, dal settore, dalla dimensione, devono disporre.

L’esempio principale di quanto appena detto è Amazon, che giorno dopo giorno amplia sempre di più la gamma di prodotti sul mercato, addirittura puntando ultimamente alla vendita di farmaci.

LA SITUAZIONE ITALIANA

Grazie alla supply chain, storia e innovazione in ambito industriale si incontrano, mostrandoci in che modo anche ciò che esternamente può sembrare diverso, in realtà si fonda su medesimi principi.

In Italia possiamo ritenerci fortunati sotto questo punto di vista: il paese è ricco di grosse aziende a conduzione familiare, creatrici di un patrimonio manageriale importante, che sarà poi punto di partenza per le future aziende operanti nel campo dell’innovazione.

Andrea Cuccovillo